E’ una guerra senza vincitori quella che nello spazio di un mattino ha visto contrapporsi gli amministratori di un sito satirico (Nonciclopedia) e il cantante Vasco Rossi (qui un riassunto della vicenda).
Infastiditi dalle denunce del blasco e dalla possibilità concreta di perdere una causa onerosa, quelli di Nonciclopedia hanno deciso di vendicarsi scatenandogli contro la rete (o almeno una parte di essa) e dimostrando di conoscere molto bene i meccanismi da stadio che a volte governano la condivisione sui social network. E’ bastato un messaggio (volutamente?) ambiguo, nel quale si lasciava intuire una sorta di censura provocata dalla denuncia di Vasco (mentre in realtà il sito è stato sospeso volontariamente in segno di protesta) per scatenare una reazione a catena su facebook (con migliaia di commenti offensivi e rabbiosi sputati in faccia al rocker nella sua bacheca) e su twitter, dove il tag #vascomerda è diventato in poche ore trending topic.
Risultato collaterale: il portavoce del Pdl Daniele Capezzone interviene in difesa del Blasco e ne approfitta per rivendicare quel diritto di replica che costituisce il passaggio cruciale del noto comma ammazzablog, sdoganandolo così in chiave pop.
E alla fine, torniamo a indiani e cowboy, alla guerra tra chi grida (in questo caso a sproposito) alla censura e chi combatte la libertà di espressione in rete a colpi di leggi e/o avvocati (ottenendo alla lunga proprio l’effetto censura). Il tutto mentre un provvedimento come quello che ha obbligato Repubblica.it a rimuovere dal sito alcuni articoli (qui un post di Massimo Russo sulla vicenda) passa quasi inosservato in rete.
Forse, allora, vale la pena prendersi qualche minuto di pausa e rileggere questo post di Luca De Biase, datato 2009 ma quanto mai attuale. A chi giova la strategia della disattenzione?
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A raffie è piaciuto
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A matteoplatone è piaciuto
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postato da iannuzzi-altoadige






